Societa' e Istituzioni

Il 4 novembre per i caduti in guerra

Testimonianze a futura memoria

La costruzione dei monumenti ai caduti in guerra è tipica del periodo dopo la Prima Guerra Mondiale, nonostante già nella seconda metà dell’Ottocento fossero sorti alcuni monumenti o si fossero infisse sulle facciate di palazzi lapidi in loro onore.

 

Dopo la Grande Guerra il mondo si trovò di fronte all’agghiacciante dato di 9 milioni di caduti e di altrettanti invalidi e feriti. In tutti i paesi coinvolti nel conflitto si sentì il bisogno di trovare forme di elaborazione collettiva del lutto. L’orrore spinse alla pietà della memoria e al desiderio di ricordare quanti avevano perso la vita in nome di ideali nazionali. In tutta Europa sorsero monumenti e lapidi, anche se la successiva storia del continente dimostrerà che le "testimonianze a futura memoria" non servirono a far cessare l’orrore della guerra: solo pochi decenni dopo il primo conflitto mondiale, infatti, un’altra guerra metterà in ginocchio il mondo.

 

Ad ogni modo conclusasi la grande guerra, il 27 ottobre 1921 vennero trasportate undici salme nella Basilica di Aquileia. Una donna di Trieste, Maria Bergamas, il cui figlio aveva disertato l’esercito austriaco per combattere nelle file italiane, cadendo in battaglia senza che il suo corpo venisse mai identificato, scelse il corpo di un soldato. Il treno che trasportava l’Ignoto viaggiò sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma, riverito dalla popolazione al passaggio nelle varie stazioni.

Il 4 novembre 1921, con una solenne cerimonia, il corpo dello stesso fu solennemente tumulato nel sacello posto sull’Altare della Patria a Roma, progettato alla fine dell’Ottocento per commemorare la memoria di Vittorio Emanuele II. Divenne "Il Milite Ignoto", rappresentante di tutti i caduti della Grande Guerra, a cui fu concessa la medaglia d’oro con questa motivazione: "Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria".

 

Di altrettanta importanza e maestosità sono il Sacrario Militare di Redipuglia e quello dei Caduti d’Oltremare di Bari. Il primo è il più grande sacrario italiano e fu inaugurato nel 1938. Custodisce le salme di 100.000 caduti della Grande Guerra. Realizzata sulle pendici del Monte Sei Busi a Redipuglia, dallo sloveno "sredij polije", ovvero "terra di mezzo"; l’opera si presenta come uno schieramento militare con alla base la tomba del Duca d’Aosta, Comandante della III Armata, cui fanno ala quelle dei suoi generali.

Seguono, disposte su 22 gradoni, le salme di 39.857 caduti identificati, mentre nell’ultimo gradone riposano le salme di 60.330 caduti ignoti. Lungo il viale adornato da alti cipressi, segnano il cammino cippi in pietra carsica con riproduzioni dei cimeli e delle epigrafi che adornavano le tombe del primo sacrario. Sulla sommità del colle un frammento di colonna romana, proveniente dagli scavi di Aquileia, celebra la memoria dei caduti di tutte le guerre, "senza distinzione di tempi e di fortune".

 

Inaugurato il 10 dicembre 1967, invece, è il Sacrario Militare dei Caduti d'Oltremare, alla periferia di Bari, lungo la strada per Brindisi. La struttura custodisce le spoglie di oltre 70.000 caduti italiani in terra straniera, durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Sotto il porticato e la scalinata di accesso al Sacrario è aperto un Museo Storico,che rievoca sinteticamente le varie fasi della Seconda Guerra Mondiale e raccoglie numerose documentazioni, fotografie, schizzi, uniformi, armi, cimeli ed effetti personali. Al tramonto, nove rintocchi di una grande campana - donata al Sacrario da tutte le associazioni combattentistiche e d'arma - ricordano ai vivi tutti i Caduti, così come è inciso nel suo bronzo: "Victi vivimus".