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Salute: la rivincita degli arbitri anziani, performance come giovani

Magari non saranno fisicamente 'esplosivi' come i loro colleghi più giovani, ma gli arbitri più 'stagionati' sembrano garantire le stesse prestazioni delle nuove leve di 'giacchette nere'. In partita riescono infatti a mantenere una distanza dalla palla, o dai falli, più o meno simile da quella tenuta dagli arbitri più giovani. La regola di spedirli in 'soffitta' a 45 anni, così come prevede il regolamento italiano, o a 48 come avviene il Inghilterra, non sembra avere dunque alcun fondamento scientifico. E' quanto emerge da uno studio pubblicato sull'ultimo numero del 'Journal of Science and Medicine in Sport', firmato da un gruppo di ricercatori guidati dal londinese Matt Weston, tra i quali figurano anche alcuni italiani fra cui Carlo Castagna, docente a contratto del corso di laurea in Scienze motorie della Facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università Tor Vergata di Roma.

Lo studio ha analizzato più di 770 partite della Premier League inglese. Ha coinvolto 22 arbitri, dai 31 ai 48 anni, che sono stati osservati e ripresi per mezzo di video computerizzati, con una frequenza di 26 azioni al secondo, nel corso di quattro stagioni: dal 2003 al 2007.

"Abbiamo notato - spiega Castagna all'ADNKRONOS SALUTE - che gli arbitri più 'maturi' coprono distanze complessive inferiori per partita rispetto a quelli più giovani, ma riescono comunque a trovarsi costantemente a una distanza dalla palla, e da eventuali falli, più o meno simile da quella tenuta dai loro colleghi più giovani". Il perché è presto detto. "Gli arbitri 'anziani' sono anche i più esperti. Questa esperienza permette loro di anticipare e prevedere il gioco. In definitiva - conclude Castagna - non corrono mai a vuoto. Forse meno, ma meglio".

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